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Autotrapianto di isole di pancreas nel fegato: a Brescia il primo caso in Italia

 

È stato eseguito con successo a Brescia un autotrapianto di isole del pancreas all’interno del fegato di un paziente a seguito di una lacerazione traumatica. Si tratta del primo caso in Italia, ed è stato eseguito su un giovane che, dopo un grave incidente motociclistico. aveva subito l’asportazione del corpo e della coda dell’organo. 

Il risultato è frutto della collaborazione tra l’équipe della Clinica Chirurgica -III Divisione di Chirurgia degli Spedali Civili di Brescia, formata da Guido Tiberio, professore ordinario di Chirurgia generale all’Università degli Studi di Brescia, Franco Biasca, dirigente Medico ospedaliero e Dimiter Kuca, specializzando e l’équipe dell’Unità di Processazione delle isole pancreatiche dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, guidata dal professor Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute (DRI) del San Raffaele. 

Un diciannovenne, a causa di un incidente in moto, aveva riportato una lacerazione del pancreas che ha reso necessaria l’asportazione – per via laparoscopica – del corpo e della coda dell’organo, dove si trova buona parte delle cellule deputate alla produzione di insulina. In un caso come questo, il rischio di sviluppare il diabete dopo l’intervento è pari all'inizio al 10-20%, ma nel tempo si alza fino al 50%, con possibilitá di compromettere la qualità di vita del paziente.

Per scongiurare questo rischio, l’équipe guidata dal professor Tiberio si è messa in contatto con lo staff del DRI del San Raffaele dove sono state isolate e purificate le beta cellule, deputate alla produzione di insulina. Il giorno successivo il professor Piemonti ha trasferito le cellule a Brescia per reinfonderle nel fegato del paziente, in collaborazione con il Dr. Marco Di Terlizzi, radiologo interventista degli Spedali Civili. 

A distanza di 3 settimane dal grave incidente, il paziente è stato dimesso in eccellenti condizioni generali: in particolare il profilo glicemico, alterato dopo la pancreatectomia, è andato progressivamente migliorando, fino a valori di assoluta normalità. Il giovane verrà seguito nei prossimi mesi per verificare la regolarità del decorso postoperatorio e l’efficienza del ricostituito patrimonio endocrino pancreatico.

Fino ad ora sono stati descritti meno di dieci casi al mondo in cui è stato utilizzato questo approccio, che richiede competenze multidisciplinari ed expertise che solo in poche situazioni si riescono a coordinare in regime di urgenza. Inoltre, l’asportazione del pancreas con tecnica mini-invasiva e la preparazione dei tessuti per il trapianto in un luogo diverso rispetto a quello del ricovero costituiscono una combinazione unica, che non si è mai verificata in nessuno dei casi finora descritti.

 

Giovedì, 5 Luglio, 2018