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Alzheimer, la diagnosi in una goccia di sangue. Unibs coinvolta nello studio internazionale

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Globuli rossi e neuroni

L’Università degli Studi di Brescia è tra i protagonisti di un importante studio internazionale che apre nuove prospettive per la diagnosi della malattia di Alzheimer, dimostrando la possibilità di individuare la patologia attraverso una semplice goccia di sangue prelevata dal polpastrello. Questo metodo, più semplice da eseguire rispetto agli esami tradizionali, garantisce un’accuratezza diagnostica molto simile a quella delle procedure standard e potrebbe rendere più accessibili i programmi di screening, sia sul territorio sia direttamente al domicilio dei pazienti. 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Medicine, è stata condotta per l’Università di Brescia dalla professoressa Barbara Borroni, con la partecipazione dei ricercatori Valentina Cantoni e Daniele Altomare. Al centro dello studio vi è l’analisi di specifici biomarcatori ematici, strumenti promettenti per la diagnosi della malattia, la cui applicazione su larga scala è tuttavia limitata dalla necessità del prelievo venoso e dalla complessità della gestione dei campioni. Il progetto DROP-AD ha valutato l’utilizzo di plasma prelevato da sangue capillare per il rilevamento di biomarcatori della malattia di Alzheimer, tra cui p-tau217, proteina fibrillare acida della glia (GFAP) e catena leggera dei neurofilamenti (NfL). Lo studio ha coinvolto 337 partecipanti di 7 centri, tra cui l'Università di Brescia, con campioni appaiati di prelievo capillare e prelievo venoso in 304 soggetti. I livelli di p-tau217 ottenuti con prelievo capillare hanno mostrato una forte correlazione con quelli ottenuti da plasma venoso, e una buona correlazione anche con marcatori ottenuti da prelievo del liquido cerebrospinale. Risultati analoghi sono stati ottenuti per gli altri biomarcatori analizzati. Il metodo si è dimostrato efficace anche nella raccolta non supervisionata dei campioni, con una potenziale trasferibilità del metodo al domicilio del paziente. 

Nel complesso, i dati indicano che l’analisi di sangue capillare costituisce un approccio minimamente invasivo e promettente per lo studio dei biomarcatori della malattia di Alzheimer, pur rendendo necessari ulteriori sviluppi metodologici prima di una piena applicazione clinica.

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