Il 21 gennaio 1926, esattamente 100 anni or sono, moriva a Pavia il grande scienziato Bartolomeo Camillo Emilio Golgi nato a Pisogneto di Corteno in Valle Camonica il 7 luglio 1943. Compiuti gli studi liceali a Lovere presso il Liceo Decio Celeri, Camillo Golgi si laureerà successivamente in Medicina e Chirurgia presso la Regia Università di Pavia nel 1985 sotto la guida di Cesare Lombroso.
Costretto da esigenze economiche ad allontanarsi dalla carriera accademica, Golgi mise a punto presso l’Ospedale degli Incurabili di Abbiategrasso la reazione “nera” basata sull’impiego sequenziale di bicromato di potassio e di nitrato d’argento che consentì la colorazione della “rete nervosa diffusa” permettendogli di contrastare la morfologia dei neuroni che gli valse il Premio Nobel per la Medicina (e Fisiologia) nel 1906, primo italiano insieme a Giosué Carducci.
Camillo Golgi è stato uno dei più importanti istologi e neuroscienziati italiani. La sua attività principale nella ricerca istologica si è focalizzata sullo studio microscopico dei tessuti nervosi e sullo sviluppo di nuove tecniche di colorazione che hanno rivoluzionato l’istologia.
Nel 1907, fu tra i fondatori e divenne il primo Presidente della Società Italiana di Neurologia. Questa mossa istituzionale fu fondamentale perché sancì l'autonomia della neurologia come branca scientifica separata dalla psichiatria clinica, pur mantenendo forti radici comuni.
Tornato presso la Regia Università di Pavia dopo un breve periodo a Siena, ricoprì i ruoli di Professore Ordinario di Patologia Generale e di Istologia e, in due successivi mandati (1893-96 e 1901-09), la carica di Rettore.
Oltre alla scoperta della colorazione della rete nervosa diffusa, a Camillo Golgi si ascrivono altre scoperte capitali grazie all’uso del microscopio, in cui era maestro. A Golgi si deve infatti la scoperta dell’apparato reticolare interno citoplasmatico che da lui prese il nome (apparato di Golgi, fondamentale per la modificazione e il trasporto delle proteine intracellulari) e la descrizione del ciclo parassitario di Plasmodium malariae con la identificazione della tempistica ottimale di somministrazione dei farmaci antimalarici.
Fu eletto Senatore del Regno d’Italia nel 1900 e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità nel 1916. In tali ruoli intenso fu il suo impegno in ambito di salute pubblica, con particolare riferimento al controllo della infezione malarica, allora vera e propria calamità nel nostro Paese.

